Quante volte, soprattutto negli ultimi tempi, sentiamo parlare di maltrattamento? Mai come in questo periodo si legge di cani o gatti impiccati, seviziati, torturati ecc. Ovviamo siamo davanti a dei casi di palese maltrattamento: la violenza e la brutalità fisica. Quelle cose che lasciano il segno momentaneo, o a volte per sempre, sul corpo e nell’ anima di chi le subisce.

Ma solo questo è maltrattamento?

Assolutamente NO! Il maltrattamento psicologico è qualcosa di altrettanto crudele: l’ umiliazione, la paura, il terrore, la mancanza di libertà, la privazione della propria vita ed identità, la convinzione che da soli non si può fare nulla. Ma anche la troppa responsabilità, le troppe aspettative ed il troppo amore.

Varie forme di maltrattamento…

Sono ancora troppi i cani relegati al guinzaglio tutta la vita, mai liberi di sgambare e socializzare.

Sono ancora troppi i cani che vengono sradicati da un contesto di libertà e selvaticità per essere rinchiusi in box, cani che facevano felicemente vita di strada, presi e portati via a marcire in un canile. La troppa compassione di alcuni “volontari” peggiora la loro esistenza invece di aiutarli. Vi racconto un breve aneddoto. Qualche mese fa ho partecipato ad un evento in cui sono stati portati dei cuccioli in cerca di casa per dar loro visibilità. Il quadro della situazione era agghiacciante: questi poveri cuccioli, ormai di circa 5 mesi, avevano il terrore di qualsiasi cosa, era la prima volta che mettevano zampa fuori dal balcone del volontario che li aveva in stallo. Raccolti in una campagna, dove stavano con gli adulti del branco, per essere relegati nel balconcino di una casa. Privati di ogni tipo di socializzazione in attesa di essere adottati. Vi sembra veramente meglio della strada??? A me no!

Si può parlare di maltrattamento etico?

E poi ci sta un altro tipo di maltrattamento secondo me, il maltrattamento etico. Quello che ci porta quasi ad annientare quella meravigliosa creatura che abbiamo scelto come compagno di vita.

Il mio lavoro mi porta a conoscere molte realtà e molti branchi misti. Quello che ho visto spesso, e che purtroppo continuo a vedere, è che molte persone non si accorgono di chi hanno vicino. Non si accorgono di quanta sofferenza ci sia in un due occhi spenti ed apatici, in quelle zampe che si portano dalla cuccia al divano e viceversa, in quella sopportazione di contatto fisico, abbracci e coccole senza un accenno di scodinzolio, di slinguazzata o di gioia.

Quanti prima di prendere un cane si domandano: quali sono i suoi bisogni di specie? Sono in grado di soddisfarli? Sono in grado di rispettare la sua natura?

C’ è una frase che dico spesso e chi ha avuto la s/fortuna di vivermi in coppia la conosce bene: ” L’ amore non basta!”.

Non penso ci sia frase migliore per rappresentare cosa NON è la vita col nostro amico a 4 zampe.

Molte, moltissime persone ( soprattutto le donne ) adottano un cane per dargli amore, spinte dall’ istinto materno, da delusioni amorose, da compassione. Quello che accade è che, offuscate da quel cuore incompleto, non capiscono il gravoso compito che gli spetta.

Un cane ha bisogno che gli venga dedicato del tempo e non solo per le smancerie ma per portarlo a correre libero con i suoi simili, per giocarci e pensare alla sua educazione. Un cane ha bisogno di “denaro” per alimentarsi non con cibo scadente , per ricevere le giuste cure mediche ed un percorso rieducativo qualora ce ne fosse bisogno. Un cane ha bisogno della nostra pazienza e dei nostri sacrifici. Un cane annusa pipì e cacche, si tuffa nella marana e si struscia sulle carogne. Un cane si sporca e deve essere libero di farlo!

Ma soprattutto ha bisogno di rispetto, rispetto per la sua natura.

Accogliere un cane nella nostra vita NON deve essere un atto di puro egoismo!